Imprese: eco-bonus e sisma bonus per tutti gli immobili

L’Agenzia delle Entrate rivede la propria posizione sulle agevolazioni “eco-bonus” e “sisma-bonus” riconosciute ai titolari di reddito d’impresa. Non solo immobili “strumentali”, ma anche “beni merce” o “patrimoniali” posseduti o detenuti dai titolari di reddito d’impresa rientrano tra quelli agevolabili. (Risoluzione n. 34/E del 2020).

Com’è noto in relazione alle spese sostenute per determinati interventi volti al contenimento dei consumi energetici (eco-bonus) e interventi di messa in sicurezza (sisma-bonus) su edifici esistenti sono riconosciute specifiche detrazioni dall’imposta lorda (IRPEF o IRES).
Le agevolazioni spettano anche ai titolari di reddito d’impresa (persone fisiche, società di persone o società di capitali).
Riguardo a tali soggetti, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che il beneficio (eco-bonus) interessa “i fabbricati appartenenti a qualsiasi categoria catastale (anche rurale), compresi, quindi, quelli strumentali”. Successivamente la stessa Agenzia ha circoscritto l’applicabilità dell’eco-bonus, escludendolo per le società immobiliari in relazione ad interventi di riqualificazione energetica eseguiti su immobili locati a terzi o destinati alla vendita, qualificabili come beni merce.
Tuttavia la giurisprudenza, secondo il recente orientamento, ha affermato che “il beneficio fiscale previsto per le spese documentate relative ad interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti (eco-bonus), deve ritenersi spettante ai soggetti titolari di reddito d’impresa (incluse le società), i quali abbiano sostenuto le spese per l’esecuzione degli interventi di risparmio energetico su edifici concessi in locazione a terzi” ovvero “su edifici riassegnati ai soci”.
I giudici (della Cassazione), nel motivare il suddetto principio, hanno osservato che “la ratio legis …, che traspare con chiarezza dal testo normativo, consiste nell’intento d’incentivare gli interventi di miglioramento energetico dell’intero patrimonio immobiliare nazionale, in funzione della tutela dell’interesse pubblico ad un generalizzato risparmio energetico, ed è coerente e si salda con il tenore letterale delle norme di riferimento, le quali non pongono alcuna limitazione, né di tipo oggettivo (con riferimento alle categorie catastali degli immobili), né di tipo soggettivo (riconoscendo il bonus alle persone fisiche, “non titolari di reddito d’impresa” ed ai titolari di “reddito d’impresa”, incluse ovviamente le società) alla generalizzata operatività della detrazione d’imposta.
A sostegno di tale orientamento i giudici hanno valorizzato, altresì, la norma
speciale in tema di locazione finanziaria che prevede il riconoscimento dell’agevolazione all’utilizzatore. Secondo i giudici la mancanza di un’analoga disposizione specifica in materia di locazione immobiliare, determina che la detrazione d’imposta spetta al proprietario/locatore (che, nella locazione tout court, a differenza di quanto di solito accade in materia di leasing, è proprio il soggetto che compie l’intervento migliorativo, sopportandone il costo) e non al conduttore, sempreché ovviamente si tratti di importi rimasti a carico del locatore e che, quindi, per previsione negoziale, non debbano essere sostenuti dal conduttore.
Infine, i giudici, hanno evidenziato che la norma agevolativa non contempla alcuna distinzione oggettiva in riferimento agli immobili agevolabili, e che la distinzione tra “immobili strumentali”, “immobili merce” e “immobili patrimonio” non rileva ex se ma incide solo sul piano contabile e fiscale.


In considerazione dell’orientamento consolidato in giurisprudenza circa la portata delle disposizioni agevolative, l’Agenzia delle Entrate ha rivisto la propria posizione affermando che la detrazione fiscale per interventi di riqualificazione energetica (eco-bonus) deve ritenersi spettante ai titolari di reddito d’impresa che effettuano gli interventi su immobili da essi posseduti o detenuti, a prescindere dalla qualificazione di detti immobili come “strumentali”, “beni merce” o “patrimoniali”.
Analogo riconoscimento, secondo l’Agenzia delle Entrate, deve essere operato, per ragioni di coerenza sistematica, agli interventi antisismici eseguiti su immobili da parte di titolari di reddito di impresa, ai fini della detrazione “sisma bonus”.
In conclusione, ai fini dei benefici “ecobonus” e “sisma bonus”, si considerano agevolabili gli interventi eseguiti da titolari di reddito di impresa sugli immobili posseduti o detenuti, a prescindere dalla loro destinazione, anche in considerazione delle finalità di interesse pubblico al risparmio energetico ed alla messa in sicurezza di tutti gli edifici.

PRECEDENTI CHIARIMENTI SUPERATI

L’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 303/E del 2008) aveva circoscritto l’applicabilità dell’eco-bonus in favore dei titolari di reddito d’impresa, escludendo l’agevolazione per le società esercenti attività di costruzione e ristrutturazione edilizia in relazione agli interventi di riqualificazione energetica su immobili merce, costituenti “l’oggetto dell’attività esercitata e non cespiti strumentali”. Secondo l’Agenzia la normativa in materia di riqualificazione energetica doveva ritenersi finalizzata a promuovere il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti attraverso un beneficio riferito esclusivamente agli utilizzatori degli immobili oggetto degli interventi e non anche ai soggetti che ne fanno commercio, in conformità all’ipotizzato “scopo perseguito dalla legge di favorire esclusivamente i soggetti che utilizzano i beni”. Questa posizione deve ritenersi superata.

Analogamente, l’Agenzia delle Entrate (risoluzione n. 340/E del 2008) aveva precisato che “per quanto concerne la fruizione della detrazione da parte delle società o, più in generale, da parte dei titolari di reddito d’impresa, si dovesse ritenere applicabile con esclusivo riferimento ai fabbricati strumentali da questi utilizzati nell’esercizio della propria attività imprenditoriale”. Sulla base di tale interpretazione escludeva il riconoscimento del beneficio ad una società esercente attività di pura locazione, in relazione ad interventi eseguiti su immobili adibiti alla locazione abitativa, poiché costituenti “l’oggetto dell’attività esercitata e non cespiti strumentali”. Anche questa posizione deve ritenersi superata.