Il reato di indebita compensazione scatta con l’utilizzo del modello F24


Il reato di indebita compensazione di cui all’art. 10-quater del D.Lgs. n. 74 del 2000 non presuppone la presentazione da parte del contribuente di una dichiarazione annuale. Il reato si consuma al momento della presentazione dell’ultimo modello F24 relativo all’anno interessato. Con l’utilizzo del modello F24 si perfeziona la condotta delittuosa, realizzandosi il mancato versamento per effetto dell’indebita compensazione di crediti in realtà non spettanti. (Corte di Cassazione – Sentenza 06 settembre 2021, n. 32859).

Il caso esaminato riguarda la condizioni di configurabilità del reato di indebita compensazione.
Nella fattispecie, il contribuente è stato condannato alla pena di otto mesi di reclusione relativamente al reato di indebita compensazione, perché, in qualità di legale rappresentante della società aveva utilizzato indebitamente in compensazione tramite modello F24, crediti di imposta IRES inesistenti per un ammontare superiore alla soglia di Euro 50.000,00.
La Corte di Appello ha motivato la condanna osservando che in base alla normativa in materia la compensazione è possibile solo per i crediti risultanti dalla dichiarazione, e conseguentemente non risulta possibile compensare crediti non risultanti da nessuna dichiarazione. Nella fattispecie, dalla documentazione della società legalmente rappresentata dall’imputato non risultava presentata la dichiarazione relativa all’esercizio nel quale i crediti inesistenti sarebbero maturati. Pertanto, i crediti utilizzati in compensazione erano inesistenti.
La decisione di condanna è stata impugnata eccependo che la sola esistenza del modello F24 contenente le presunte compensazioni indebite, in assenza della dichiarazione annuale, non integra la prova della compensazione indebita.


La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza. Tuttavia, ha osservato che l’assenza della dichiarazione non incide sulla configurabilità del reato.
Secondo i giudici della Suprema Corte, in tema di reati tributari, il delitto di indebita compensazione si consuma al momento della presentazione dell’ultimo modello F24 relativo all’anno interessato e non in quello della successiva dichiarazione dei redditi, in quanto, con l’utilizzo del modello indicato, si perfeziona la condotta decettiva del contribuente, realizzandosi il mancato versamento per effetto dell’indebita compensazione di crediti in realtà non spettanti in base alla normativa fiscale.
La Suprema Corte ha precisato che il delitto di indebita compensazione non presuppone la presentazione da parte del contribuente di una dichiarazione annuale a differenza di quello di dichiarazione infedele, in cui il mendacio del contribuente si esprime proprio nella dichiarazione annuale, relativa alle imposte sui redditi o all’Iva, presentata.
In altri termini, è l’indicazione del credito inesistente portato in compensazione nel modello F24 che ha rilevanza, non l’omessa presentazione della dichiarazione. Il delitto di indebita compensazione, richiede, sotto il profilo oggettivo, che il mancato versamento di imposta risulti formalmente giustificato da una illegittima compensazione operata tra le somme spettanti all’erario e i crediti vantati dal contribuente, in realtà non spettanti o inesistenti.
In conclusione, la Corte Suprema ha affermato il seguente principio di diritto: “in tema di reati tributari, il delitto di indebita compensazione di cui all’art. 10-quater, d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, non presuppone la presentazione da parte del contribuente di una dichiarazione annuale a differenza di quello di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del medesimo d.lgs. n. 74 del 2000, in cui il mendacio del contribuente si esprime proprio nella dichiarazione annuale relativa alle imposte sui redditi o all’Iva; il reato, infatti, si consuma al momento della presentazione dell’ultimo modello F24 relativo all’anno interessato e non in quello della successiva dichiarazione dei redditi, in quanto, con l’utilizzo del modello indicato, si perfeziona la condotta del contribuente, realizzandosi il mancato versamento per effetto dell’indebita compensazione di crediti in realtà non spettanti in base alla normativa fiscale.